Tesori di Sicilia
Scritto da Enzo Giusto   

La Sicilia preistorica

L’isola fu abitata fin dalla preistoria, come testimoniano i reperti ritrovati in varie parti dell’isola ed oggi in prevalenza custoditi nei musei archeologici di Palermo, Lipari, Agrigento e Siracusa. Pantalica

Ma se si vogliono rilevare tracce della presenza dell’uomo preistorico fuori dei musei, basta recarsi in quell’eccezionale “città” preistorica che è Pantalica, nel siracusano, la cui principale caratteristica è rappresentata dalle migliaia di sepolcri a grotticella artificiale che ne punteggiano i fianchi, o a Sant’Angelo Muxaro, nell’agrigentino, città sikana nota per le sue tombe scavate nella roccia e le sue stupende oreficerie, oggi conservate al British Museum di Londra.

Nelle grotte in cui vivevano, gli uomini preistorici lasciavano tracce della loro esistenza, incidendo sulla roccia importantissime testimonianze d’arte parietale, come la famosa scena del sacrificio umano rituale, che raffigura uomini con maschere a forma di becco d’uccello che sembrano danzare attorno a due figure accovacciate e legate (grotte del Monte Pellegrino, in località Addaura), o stupende incisioni animalistiche (Levanzo, grotta di Cala dei Genovesi), o pitture astratte e schematiche (Palermo, grotte Niscemi e Addaura). E ancora si potrebbe continuare.

L’arte fenicio-punica

Le più importanti testimonianze della presenza fenicio-punica (VIII-VII sec a.C.) nella Sicilia occidentale sono conservate nel Museo archeologico di Palermo Isola di Mozia(la Panormo dell’antichità, che oggi conserva solo pochi resti di questa dominazione), a Solunto e a Mozia, la piccola isoletta che fronteggia Marsala, in cui si ritrovano mura e porte fenicie, un bacino di carenaggio (kothon), una necropoli ed un recinto sacro, il “tophet” di cui si parla nella Bibbia, in cui si sacrificava il primo nato, i cui resti erano poi conservati in un vaso, che veniva interrato accanto ad una stele con raffigurazioni simboliche (le stele sono oltre settecento e rappresentano un eccezionale documento per la conoscenza di quel popolo). A Marsala, l’antica Lilibeo, il Museo archeologico conserva una nave punica, rinvenuta nelle vicine acque, che documenta in modo straordinario le avanzate conoscenze cui erano pervenuti i fenici (ancor oggi non si riesce a riprodurre l’eccezionale lega dei chiodi che hanno resistito, senza arrugginire, a secoli di immersione marina).