Nel suo libro "Sicilia sconosciuta" (Ed. Rizzoli), Matteo Collura chiama Ragusa la città bifronte. "Ragusa", dice l'autore, "ha due anime e due corpi, due facce, due storie. C'è la Ragusa che, come ogni altra città, è cresciuta vestendosi di nuovi palazzi e dotandosi di nuove strade; c'è la Ragusa - Ibla si chiama - rimasta come imbalsamata nel suo lento deperire, qua e là nobilitato dall'esplosione di finissimo barocco."
Dopo il sisma del 1693, nacque lentamente una nuova città, sovrastante la vecchia, "e così negli anni la parte bassa fu abbandonata rimanendo preda del degrado. Del suo splendore rimangono alcune facciate, fantasiosi mascheroni, sofisticate balconate, quartieri-presepe." Gesualdo Bufalino ha scritto che per andare a Ibla "ci vuole una certa qualità d'anima, il gusto per i tufi silenziosi e ardenti, i vicoli ciechi, le giravolte inutili, le persiane sigillate su uno sguardo nero che spia; ma anche si pretende la passione per le macchinazioni architettoniche, dove la foga delle forme in volo nasconde fino all'ultimo il colpo di scena della prospettiva bugiarda". Proviamo allora a descrivere questa visione d'incanto, sperando di possedere la qualità d'anima di cui parla Bufalino.
Nel greco bizantino, Rogos significa "granaio"; e indica l'ottima produzione cerealicola della zona. Si stende in posizione splendida e scenografica sull'altipiano ibleo, a m 502, tra due scoscesi burroni, e offre al visitatore che passeggia tra le viuzze tortuose parecchi importanti monumenti barocchi, un vero e proprio inno al barocco (la Cattedrale di San Giovanni Battista, le chiese di San Giuseppe e San Giorgio e i numerosi palazzi), ed interessanti pezzi di arte medievale, tra cui alcuni portali di stile ogivale siculo-catalano.
Il centro di Ragusa è compreso tra la via Roma e la piazza San Giovanni e tra il corso Italia e il corso Vittorio Veneto, con al centro la Magnifica Cattedrale di San Giovanni Battista, dalla larga e fastosa facciata. All'interno particolare rilievo rivestono un bronzo di C. Cappello, Battesimo di Gesù, alcuni altorilievi in marmo di G. Prinzi e alcuni pregevoli affreschi del Panciroli.
Una visita merita la chiesa di S. Maria delle Scale, ricostruita dopo il terremoto del 1693 inglobando parti dell'originaria struttura quattrocentesca, quali il portale, il campanile e pochi avanzi del pulpito. Da qui, ultima propaggine di Ragusa alta, si diparte una lunga scalinata con 242 gradini, detta "Le Scale", che, attraverso pittoreschi scorci di vicoli e piazzette, scende a Ibla.
Lungo il percorso si nota un raffinato palazzetto settecentesco, con un bel portale sormontato da un ampio balcone, che si ritiene fosse l'antico municipio.
La Basilica di San Giorgio, di stile gesuitico settecentesco, con la sua imponente e movimentata facciata, costituisce una delle più felici espressioni del barocco siciliano e domina scenograficamente la vasta piazza del quartiere ibleo su cui sorge. Essa fu progettata dall'architetto Rosario Gagliardi nel 1744 e compiuta nel 1775. E' sormontata da una inadeguata cupola neoclassica, realizzata nel 1820, che corrompe la lineare omogeneità del progetto originario. All'interno numerose opere di Vito D'Anna ed opere marmoree di scuola gaginesca.
Non molto distante dalla Basilica si trova il Palazzo Donnafugata, dall'arredamento fastoso e dai saloni superbi, che ospita all'interno una discreta collezione di quadri, tra cui notevoli sono La Madonna col Bambino, attribuita ad Antonello da Messina, e alcuni quadri del Querci e del Ribera.
Un'altra bella facciata barocca è quella della chiesa di San Giuseppe, anch'essa attribuibile al Gagliardi. Prima di riposare le stanche membra alla villa comunale, che qui è suggestivamente chiamata Giardino Ibleo, date pure un occhiata ai Palazzi Quattro e Arezzo, magniloquente espressione dei fasti d'altri tempi.
Nelle immediate vicinanze si trova pure la chiesa di San Giorgio Vecchio, una delle più caratteristiche espressioni dello stile siculo-catalano nella decadenza gotica, che risale alla seconda metà del secolo XV e conta fra le più interessanti curiosità medievali di Ragusa. Non trascurate di ammirare il bel portale nella cui lunetta centrale spicca San Giorgio che uccide il drago, e, nei rombi sovrastanti, le aquile aragonesi.