Le Province della Sicilia
I Comuni della Sicilia
| Messina |
| Scritto da Enzo Giusto |
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L'itinerario di visita inizia da piazza Catalani ove si trova la SS. Annunziata dei Catalani, una delle più suggestive tra le antiche architetture messinesi superstiti, la cui costruzione iniziò in tempi normanni (tardo 1100), ma subì nel tempo varie rielaborazioni (la facciata è del Duecento, mentre la cupola, il transetto e l'abside risalgono alla fine del XII secolo). E' appartenuta a numerosi ordini religiosi, ma il suo nome è dovuto ad una corporazione di mercanti catalani che ne divennero i proprietari. Di fronte alla chiesa è il monumento al vincitore della battaglia di Lepanto, Don Giovanni d'Austria, realizzato da A. Calamecca nel 1572, al quale, sembra, si debba anche la testa del gigante Grifone, che, con la sua compagna Mata, sono considerati i due mitici fondatori della città. Non molto distante, nell'omonima piazza, è ubicato il Duomo, rifatto dopo il terremoto del 1908 e i bombardamenti del 1943, la cui parte bassa della facciata, con i tre portali cinquecenteschi di forme gotiche, risale alla costruzione originaria del XII secolo. Sulla stessa piazza si erge l'elegante fontana di Orione, realizzata dal Montorsoli nel XVI secolo, dedicata al gigante che secondo la leggenda avrebbe fondato Messina. In piazza XX Settembre sono ubicati l'orto botanico, il Santuario di Montalto, ricostruito nel 1930, e il tempio del Cristo Re, costruzione neobarocca di G. Milani, inaugurata nel 1937 e dedicata ai Caduti. Accanto al Santuario si erge una torre poligonale del 1100, nella quale è posta la campana dei Caduti, una delle più grandi d'Italia (pesa difatti ben 130 quintali). Tornati in via Garibaldi giungiamo alla villa Mazzini che ospita l'acquario comunale; poco prima, sull'estrema punta del porto, si può vedere il forte di S. Salvatore, del XVI secolo, con una colonna sormontata da una statua della Vergine. Proseguendo si raggiunge piazza dell'unità d'Italia con la fontana del Nettuno realizzata dal Montorsoli nel 1557. Poco lontano si trovano i padiglioni della fiera di Messina. II museo regionale, in via della Libertà, è ospitato nell'ex filanda Mellinghoff e conserva importanti opere d'arte tra le quali citiamo solamente: il polittico di S. Gregorio (1473) di Antonello da Messina; la Purificazione (1519) di G. Alibrandi; la Resurrezione di Lazzaro e l'Adorazione dei pastori, due splendide tele del Caravaggio; la Madonna degli Storpi, del XVI secolo, realizzata da Goro di Gregorio; un Crocifisso di anonimo trecentesco, il S. Antonio da Padova (opera del Gagini) e la Madonna col Bambino di Baboccio da Piperno.
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II nome originario di Messina è quello siculo di Zankle che significa "falce", e si riferisce alla forma del porto naturale di Messina. Il condottiero Anàssila di Messene, che la conquistò nel 490 a.C., la volle ribattezzare col nome della città natia, che nel tempo subì varie trasformazioni fino a diventare Messina. Messina, porta della Sicilia, è situata tra il mare e i monti Peloritani ed è importante sede di attività commerciali. Già abitata prima della colonizzazione greca (730 a.C.), con i Romani, che la conquistarono nel 264 a.C., raggiunse un periodo di splendore che continuò sotto i Bizantini e in epoca medievale. Purtroppo il terrificante terremoto del 28 dicembre 1908, che distrusse completamente la città, ed i pesanti bombardamenti dell'ultima guerra tanto hanno fatto perdere a questa nobile città, che, tuttavia, tanto è riuscita a ricostruire.
Nell'alto campanile cuspidato, notevole è l'orologio astronomico animato del 1933, considerato il più grande d'Europa, che è divenuto una delle principali attrazioni della città e richiama molti visitatori. A costruirlo furono gli abili artigiani di una ditta di Strasburgo. L'interno del duomo è a tre navate e conserva opere di notevole interesse, tra cui segnaliamo il Battista, scultura di A. Gagini del 1526, il sepolcro del Vescovo de Tabiatis del 1333, la tomba Bellorado, opera di T. B. Mazzola, del 1513, e il tesoro (con oreficerie e arredi sacri del Seicento-Settecento, tra cui spiccano la "manta" d'oro e il "vascelluzzo" d'argento).