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La Valle dei Templi di Agrigento - 2 |
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Scritto da R. Falcone - R. Nicotra
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Nei pressi dell’Ekklesiastérion sono i resti di un santuario e il cosiddetto Oratorio di Falaride, un piccolo tempio d’età romana, eretto su un alto basamento, trasformato nel Medioevo in cappella cristiana. La tradizione vuole che sia stato costruito sul luogo in cui sorgeva il palazzo di Falaride, donde l’impropria attribuzione al tiranno. Sempre in quest’area, nel 1967 è stato realizzato, inglobando strutture del Monastero di San Nicola, il moderno edificio che ospita il Museo Archeologico Regionale. Le sale del Museo custodiscono un enorme numero di reperti, patrimonio di inestimabile valore e di importanza mondiale. Ritornati sulla SS 118, si procede verso sud fino ad arrivare, dopo circa un chilometro, alla zona dove presumibilmente si estendeva l’agorà, oggi occupata in parte da un grande parcheggio (terminal pullman, punto ristoro, gelateria e rosticceria). Sulla destra, attraverso un cancello, si accede ad un’ampia area (visitabile dalle 9 ad un’ora prima del tramonto) che comprende molti edifici sacri e che si sviluppa ad ovest delle colossali rovine del Tempio di Zeus Olimpio o di Giove. Ci si trova subito di fronte al grande basamento dell’altare oltre il quale, disseminati tutt’intorno entro un vastissimo perimetro, si scorgono i resti del Tempio. Presso l’altare si svolgevano le ecatombi cioè il sacrificio simultaneo di cento buoi. La costruzione risale al felice periodo immediatamente successivo alla vittoria di Imera sui Cartaginesi ma non fu mai portata a compimento. Della gigantesca struttura, in cui la peristasi (il colonnato esterno del tempio) era sostituita da un muro la cui superficie era scandita all’esterno da mezze colonne, rimangono le fondazioni della cella, che affondano nel terreno per circa 6 m., frammenti della trabeazione (la struttura al di sopra delle colonne che comprendeva architrave fregio e cornice), porzioni di capitelli e di colonne. All’interno, la cella era suddivisa in tre sezioni e quasi certamente non aveva copertura. La grandiosa mole del tempio era caratterizzata dalla presenza di mastodontici telamoni che avevano funzione portante oltre che decorativa; uno di essi, ricostituito nell’’800, si trova oggi al Museo Archeologico ma se ne può ammirare un calco nell’area del Tempio. Nei pressi sono stati portati alla luce un gruppo di case, probabilmente destinate ai sacerdoti, e piccoli edifici sacri arcaici. Poco oltre, su un’ampia spianata alla quale fanno da confine le mura di fortificazione e gli avanzi della Porta V, è stato individuato un Santuario risalente al VI secolo a.C.. Le rovine più importanti di quest’area sacra sono i resti del Santuario di Demetra e Kore innalzato in diverse fasi tra il VI e il V secolo a.C.
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